Isola Ferdinandea: l'isola nata e sparita davanti alla Sicilia
Nel 1831 un vulcano creò un'isola a 50 km da Sciacca: tre regni se la contesero, ebbe sette nomi e in cinque mesi sparì. Oggi è a circa 7 metri sott'acqua.
In breve
- Nell'estate del 1831 un'eruzione sottomarina a circa 50 km da Sciacca fece emergere un'isola alta tra 60 e 70 metri, con un perimetro di circa un chilometro.
- In cinque mesi ebbe sette nomi: Corrao, Hotham, Graham, Ferdinandea, Julia, Nerita e Sciacca. Britannici, Borbone e francesi la reclamarono o la battezzarono.
- Il 20 novembre 1831 Walter Scott ci sbarcò e salì quasi fino in cima in spalla a un marinaio. L'8 dicembre un capitano siciliano non ne trovò più traccia.
- Era fatta di cenere e scorie, senza lava, e le onde la spianarono: oggi la cima è tra 7 e 9 metri sotto la superficie (6,7 metri misurati dall'INGV nel 2006).
- La secca è fuori dalle 12 miglia del mare territoriale italiano ma sulla piattaforma continentale italiana. Il presunto bombardamento americano non ha prove.
Il video
Nell’estate del 1831, nel mare davanti a Sciacca, è nata un’isola. Dove prima c’erano più di 180 metri d’acqua, in poche settimane è spuntato un vulcano alto tra 60 e 70 metri. Tre regni ci hanno piantato una bandiera o le hanno dato un nome, e in cinque mesi ne ha avuti sette. Prima della fine dell’anno l’isola non c’era più.
Eppure è ancora lì, pochi metri sotto la superficie. Qui sotto c’è la sua storia, la leggenda che ripetono quasi tutti e che abbiamo provato a verificare, e la domanda finale: se tornasse a galla domani, di chi sarebbe?
I capitoli del video: 0:00 Introduzione · 0:55 Il mare che bolle · 2:17 Tre bandiere · 3:18 I visitatori · 4:39 La scomparsa · 5:55 Sotto il mare · 7:25 Le storie dopo · 9:00 Se tornasse oggi.
Com’è nata l’isola Ferdinandea?
È nata da un’eruzione sottomarina cominciata all’inizio di luglio del 1831, nel Canale di Sicilia. Il 28 giugno la nave britannica Rapid, passando sul punto, aveva sentito diverse scosse di terremoto. Nei giorni dopo leggere scosse corsero lungo la costa da Sciacca a Marsala; in città si sentiva odore di zolfo e le terme erano «un po’ più calde del solito».
Poi i capitani delle navi raccontarono di fumo e di acqua che ribolliva, ma non erano d’accordo nemmeno sul giorno: le fonti dicono 7, 10 o 13 luglio. Il 16 luglio un mercantile portò la notizia a Malta, la base della flotta britannica nel Mediterraneo. Il 19 luglio la Rapid tornò a vedere: c’era un cratere che sporgeva di pochi piedi sopra le onde e buttava fuori vapore, cenere e scorie, ma nessuna fiamma.
Il 5 agosto il medico dell’esercito britannico John Davy vide, nei momenti più violenti, colonne nere alte «forse tre o quattromila piedi», cioè tra 900 e 1.200 metri, attraversate quasi di continuo dai fulmini. L’INGV classifica l’eruzione come surtseyana: il magma incontra l’acqua del mare e invece di scorrere come lava si frantuma in cenere e scorie. Non ci furono colate di lava. Verso metà agosto l’eruzione si fermò.
Quanto era grande?
Molto meno di quanto si legge spesso: alta tra 60 e 70 metri, con un perimetro di circa un chilometro. L’INGV la descrive alta circa 65 metri, larga poco meno di 300 e con un perimetro di quasi un chilometro. I 4,8 o 5 chilometri di perimetro che si trovano su molti siti vengono da fonti secondarie, senza una misura dietro.
Chi se la contese, e perché ha avuto sette nomi?
Britannici, Borbone e francesi: ognuno le diede un nome, e qualcuno ci piantò una bandiera. Il 21 luglio una nave britannica la battezzò Hotham, come il suo ammiraglio. Il 2 agosto 1831 il capitano Humphrey Senhouse fu il primo a sbarcare: fece piantare la bandiera britannica e la chiamò Graham, come Sir James Graham, Primo Lord dell’Ammiragliato.
Da Palermo il Regno delle Due Sicilie mandò la corvetta Etna, armata, secondo un articolo dell’Unità, con 14 cannoni e un mortaio. Secondo le cronache siciliane, un atto reale del 17 agosto unì l’isola al regno con il nome di Ferdinandea, in onore del re Ferdinando II; il testo del decreto, però, non lo abbiamo trovato.
A settembre arrivarono i francesi. Prévost partì da Tolone il 16 settembre sul brigantino La Flèche e il 29 riuscì a sbarcare. La chiamò Julia, perché era nata a luglio.
Con Corrao (dal nome di uno dei primi capitani che la avvistarono), Nerita (da un banco vicino) e Sciacca (la città più vicina) si arriva a sette nomi in cinque mesi. Secondo un articolo dell’INGV, il caso fece quasi scoppiare una guerra tra Inghilterra, Francia e Regno delle Due Sicilie.
Chi sbarcò sull’isola prima che sparisse?
Scienziati, ufficiali e perfino uno scrittore famoso. Da Malta gli ufficiali della guarnigione partivano in barca solo per vederla. Davy notò che da una parte il mare era del solito blu scuro del Mediterraneo, dall’altra grigio e torbido di cenere. All’alba dell’11 agosto arrivò il geologo catanese Carlo Gemmellaro, che restò quattro giorni in mare a osservarla.
Dentro il cratere c’era un laghetto d’acqua quasi bollente: la marina britannica misurò circa 200 gradi Fahrenheit, intorno ai 93 °C. Il 29 settembre Prévost trovò un’acqua rossastra tra 95 e 98 gradi e una colonna di vapore alta 400-500 piedi, tra 120 e 150 metri.
Il 20 novembre la nave da guerra britannica Barham, diretta a Malta, si fermò davanti all’isola. A bordo c’era Sir Walter Scott, l’autore di Ivanhoe, 60 anni e malato. Il suo biografo scrive che niente poteva impedirgli di sbarcare. Il terreno si sbriciolava sotto i piedi, così Scott salì quasi fino in cima in spalla a un marinaio. Trovò due delfini morti, uccisi a quanto pare dal calore, e un pettirosso, e scrisse che l’odore di zolfo era «quasi soffocante». All’amico James Skene spedì uno dei blocchi di lava più grandi che riuscì a trovare.
Perché l’isola Ferdinandea è sparita?
Perché non aveva lava che la tenesse insieme: era fatta solo di cenere e scorie sciolte. Finita l’eruzione, ogni onda se ne portava via un pezzo, e in un paio di mesi l’isola fu erosa. Nella sua relazione, Prévost attribuì la scomparsa soprattutto all’azione delle onde.
L’8 dicembre 1831 il capitano siciliano Vincenzo Allotta, comandante dell’Achille, ne scrisse il «certificato di morte»: dell’isola non c’era più traccia. Altri racconti parlano degli ultimi giorni di dicembre, dopo burrasche e piogge fortissime. Nell’agosto 1832 un capitano britannico trovò solo una secca pericolosa di sabbia nera, in un punto profonda appena 9 piedi, circa 2,7 metri. Dal fondo salivano bollicine di gas «in sottili fili d’argento».
Non tutte le isole nate così spariscono. Surtsey, emersa al largo dell’Islanda nel novembre 1963, è ancora lì: la sua cenere si è indurita in una roccia che resiste al mare e la lava l’ha ricoperta (Environment Agency of Iceland). Hunga Tonga-Hunga Ha’apai, nel Pacifico, emersa nel 2015, è stata quasi cancellata il 15 gennaio 2022 da un’esplosione con un pennacchio alto 57 chilometri, il più alto mai misurato. Nishinoshima, in Giappone, nata nel novembre 2013, in poche settimane si è unita all’isola vecchia che aveva accanto.
Che cosa resta oggi sotto il mare?
Resta la cima del vulcano, rasata dal mare a pochi metri dalla superficie: una secca che i cartografi chiamano Graham Bank. Nel 1883 la Regia Marina ci trovò due punte di roccia a soli 2,7 e 3,3 metri di profondità. Erano un pericolo per le navi, e più tardi furono fatte saltare con l’esplosivo. Da allora la cima è stata misurata più volte:
| Anno | Profondità della cima | Chi l’ha misurata |
|---|---|---|
| 1883 | 2,7 e 3,3 m (due punte, poi fatte saltare) | Regia Marina |
| 1914 | 8 m | Istituto Idrografico della Regia Marina |
| 1972 | 8,8 m | CNR |
| 2002 | 6,9 m | Istituto Idrografico della Marina Militare |
| 2006 | 6,7 m | INGV |
Fonte: INGV, Rapporti Tecnici n. 125 (2010). Gli studi INGV del 2016 e del 2019 indicano 9 metri.
Nel luglio 2012 una spedizione dell’INGV ha mappato la secca con un ecoscandaglio multifascio e l’ha filmata con un robot subacqueo. Quello che resta dell’isola si alza fino a 150 metri dal fondale. Ed è solo uno di una decina di piccoli coni vulcanici allineati per 12 chilometri, a 40-50 chilometri da Sciacca.
Nel 2006 alcuni ricercatori proposero che fossero le cime di un unico vulcano gigante, chiamato Empedocle, largo alla base 30 chilometri per 25; già allora l’INGV diceva che non c’era pericolo imminente di un’eruzione. Gli studi più recenti dell’INGV, del 2016 e del 2019, descrivono invece un campo di piccoli coni separati. Sempre nel 2019 un altro gruppo di ricercatori ha trovato sei vulcani sottomarini nella parte nord-occidentale del Canale di Sicilia.
Secondo una cronaca, nel 1863 l’isola sarebbe riaffiorata per pochi giorni. Lo Smithsonian registra quell’eruzione, ma l’INGV la considera non confermata.
7
Nomi in cinque mesi
60-70m
Altezza massima dell'isola
6,7m
Profondità della cima
24miglia
Distanza dalla costa siciliana più vicina
Perché nel 2002 si parlò di nuovo di Ferdinandea?
Perché sembrava che potesse tornare. Nel novembre 2002 Enzo Boschi, alla guida dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, disse che l’isola potrebbe tornare in superficie, tra qualche settimana o qualche mese. Sulla stampa britannica si ricordò la bandiera del 1831, e il Times of Malta si chiese se Malta dovesse reclamarla.
Il 5 dicembre 2002 sei deputati chiesero al ministro degli Esteri se l’Italia avrebbe fatto valere la sovranità italiana su Ferdinandea, come erede del Regno delle Due Sicilie. Quel mese i tecnici della Marina misurarono la secca: 6,9 metri. Nessuna isola.
Già il 21 marzo 2001 alcuni sub siciliani e un discendente dei Borbone avevano calato sulla secca una lapide di marmo da 150 chili, con scritto: «Questo lembo di terra una volta isola Ferdinandea era e sarà sempre del popolo siciliano» (Le Vie dei Tesori). Dopo pochi mesi la ritrovarono spaccata in 12 pezzi. Chi sia stato non si è mai saputo; più tardi sul fondale è stata posata una nuova targa, di bronzo.
È vero che gli americani l’hanno bombardata?
Non ci sono prove. La storia che ripetono quasi tutti dice che nel 1986, o nel 1987, aerei americani avrebbero scambiato la secca per un sottomarino libico e l’avrebbero bombardata.
La versione più vecchia che abbiamo trovato è un articolo dell’Independent del 26 settembre 2001 (ristampa), che non cita nessuna fonte. Nei racconti successivi cambiano l’anno, il mezzo e l’arma. La storia non c’è negli studi dell’INGV del 2010, 2016 e 2019, né nel lungo reportage dell’Unità del 1994 sulla secca, e nessun documento ufficiale l’ha mai confermata.
Se tornasse a galla oggi, di chi sarebbe?
La Convenzione ONU sul diritto del mare non lo dice in modo esplicito. Oggi la regola è la Convenzione del 1982, e per l’articolo 121 un’isola è una terra formatasi naturalmente, circondata dall’acqua, che resta sopra il livello del mare con l’alta marea. Una roccia a sette metri sott’acqua non è un’isola: è fondale.
La secca è a circa 24 miglia nautiche dalla costa siciliana più vicina, quindi fuori dalle 12 miglia del mare territoriale italiano (lo stesso limite di cui parliamo nella storia dell’Isola delle Rose, la piattaforma davanti a Rimini). È però sulla piattaforma continentale italiana: l’accordo del 20 agosto 1971 con la Tunisia traccia il confine sulla linea mediana, e la secca è ben dalla parte italiana. Sulla piattaforma, dice l’articolo 77 della Convenzione, i diritti dello Stato costiero non dipendono dall’occupazione né da una proclamazione.
La zona economica esclusiva italiana, prevista da una legge del 2021, è stata istituita con il DPR 26 settembre 2025, n. 193, in vigore dal 3 gennaio 2026, ma solo nel Tirreno centro-meridionale, nello Ionio e nell’Adriatico. Il Canale di Sicilia, per ora, è rimasto fuori.
E se sulla piattaforma di un Paese nascesse un’isola nuova? La Convenzione non ha una regola esplicita, e i giuristi hanno scritto saggi proprio su Ferdinandea (Lucarno e Farina, 2022). Nel 1831 la regola veniva dal diritto romano: un’isola nata nel mare è di chi la occupa per primo. E il primo a sbarcare fu un capitano britannico.
Ferdinandea è sparita in cinque mesi, ma la sua cima è ancora lì, a pochi metri dalla superficie. Se tornasse a galla domani, di chi dovrebbe essere? Scrivilo nei commenti sotto il video.
Domande frequenti
Dove si trova l'isola Ferdinandea?
Nel Canale di Sicilia, circa 50 km a sud-ovest di Sciacca e circa 44 km dalla costa siciliana più vicina. Oggi è una secca: la cima è tra 7 e 9 metri sotto la superficie.
Perché l'isola Ferdinandea è scomparsa?
Era fatta solo di cenere e scorie sciolte, senza lava che la tenesse insieme. Finita l'eruzione, le onde la erosero: l'8 dicembre 1831 un capitano siciliano non ne trovò più traccia.
Di chi sarebbe l'isola Ferdinandea se riemergesse?
La secca è fuori dal mare territoriale italiano ma sulla piattaforma continentale italiana. La Convenzione ONU sul diritto del mare non dice in modo esplicito a chi spetterebbe una nuova isola in quella posizione, e i giuristi ne discutono.
Fonti
- Some Account of a New Volcano in the Mediterranean (Philosophical Transactions, 1832) John Davy, Royal Society
- Further Notice of the New Volcano in the Mediterranean (Philosophical Transactions, 1832) John Davy, Royal Society
- Notice of the Remains of the Recent Volcano in the Mediterranean (Philosophical Transactions, 1833) John Davy, Royal Society
- Some Remarks on an Error Respecting the Site and Origin of Graham Island (Philosophical Transactions, 1832) W. H. Smyth, Royal Society
- Notes sur l'île Julia (Mémoires de la Société Géologique de France, 1835) Constant Prévost, Sorbonne Université
- Memoirs of the Life of Sir Walter Scott, vol. VII, cap. IX J. G. Lockhart
- Ferdinand Island INGV
- Primi tentativi di monitoraggio dei resti sottomarini dell'eruzione che nel 1831 costruì l'Isola Ferdinandea (Rapporti Tecnici n. 125, 2010) INGV
- Exploring the submarine Graham Bank in the Sicily Channel (Annals of Geophysics, 2016) Coltelli et al., INGV
- A study reveals the morphology of an underwater volcanic area in the Strait of Sicily (10 dicembre 2019) INGV
- Strabone, Plinio e il mistero delle isole scomparse (INGVambiente, 2022) Caputo e Nardi, INGV
- Campi Flegrei Mar Sicilia Smithsonian Global Volcanism Program
- Emersioni letterarie e testuali dell'isola Ferdinandea dall'Ottocento ad oggi (The Italianist, 2025) Ivana Vermiglio, Università di Palermo
- Door 20: Corrao, Hotham, Graham, Ferdinandea, Julia, Nerita, Sciacca Island Geological Society of London
- Le guardiane dell'isola che non c'è (12 aprile 1994) l'Unità
- Huge underwater volcano discovered off Sicily (2006) Reuters via NBC News
- Six underwater volcanoes found hiding in plain sight (2019) National Geographic
- Scientists on alert for hidden island (26 novembre 2002) Reuters via Dawn
- Interrogazione a risposta scritta 4-04741 (5 dicembre 2002) Camera dei deputati
- The Independent (2001), The Times e Times of Malta (2002): ristampa degli articoli vigata.org
- La Ferdinandea tra passato e presente (2022) Le Vie dei Tesori
- Surtsey Environment Agency of Iceland
- Hunga Tonga-Hunga Ha'apai Erupts NASA Earth Observatory
- Tonga volcano had highest plume ever recorded University of Oxford
- Japan's newest island has merged with its neighbor (2013) Smithsonian Magazine
- Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, parte VIII (art. 121) ONU – DOALOS
- Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, art. 77 InView
- Accordo tra Italia e Tunisia sulla delimitazione della piattaforma continentale (20 agosto 1971) ONU – DOALOS
- DPR 26 settembre 2025, n. 193: istituzione della zona economica esclusiva ONU – DOALOS
- Legge 14 giugno 2021, n. 91: istituzione di una zona economica esclusiva Normattiva
- L'isola che non c'è: il curioso caso dell'Isola Ferdinandea (Studi e Ricerche Socio-Territoriali, 2022) Guido Lucarno e Luca Farina
Ultima verifica: . Hai trovato un errore? Scrivici sui nostri social: correggiamo e aggiorniamo la data.