Cosa succederebbe se il Vesuvio eruttasse oggi?
670.000 persone, 25 comuni e un piano di 72 ore: cosa insegnano le eruzioni del 79, del 1631 e del 1944 e come funzionerebbe l'evacuazione.
In breve
- Nei 25 comuni della zona rossa del Vesuvio vivono circa 670.000 persone: il piano nazionale prevede di portarle tutte fuori in 72 ore.
- Ogni comune della zona rossa è gemellato con una regione: Pompei con la Sardegna, Portici con il Piemonte, Ercolano con l'Emilia-Romagna.
- Il piano è costruito su un'eruzione come quella del 16 dicembre 1631, che uccise più di 5.000 persone.
- Dall'eruzione del 1944 il Vesuvio è in quiescenza: 82 anni, la pausa più lunga dal 1631. Il livello di allerta oggi è verde.
- Nel golfo di Napoli oggi il vulcano più sorvegliato sono i Campi Flegrei, in livello giallo dal 2012.
Il video
Intorno al Vesuvio vivono circa 670.000 persone, più di tutti gli abitanti di Palermo. Se il vulcano si risvegliasse, lo Stato ha un piano per portarle via tutte in 72 ore, ognuna verso una regione italiana già stabilita.
Funzionerebbe? Per capirlo bisogna sapere che cosa ha fatto questo vulcano le altre volte: nel 79 dopo Cristo, nel 1631 e nel 1944. E alla fine c’è il motivo per cui oggi, nel golfo di Napoli, il vulcano sorvegliato speciale non è il Vesuvio.
I capitoli del video: 0:00 Introduzione · 0:46 Il vulcano · 2:03 79 dopo Cristo · 3:32 1631 · 4:30 1944 · 5:50 La zona rossa · 7:18 Settantadue ore · 9:07 Il vulcano accanto.
Che vulcano è il Vesuvio, e come viene sorvegliato?
Il Vesuvio è alto circa 1.280 metri ed è l’unico vulcano attivo dell’Europa continentale. In realtà sono due vulcani in uno: il Monte Somma, più antico, e dentro i resti del suo cratere il Gran Cono, quello che si vede da Napoli.
Dal 1944 è in quiescenza a condotto ostruito: il tappo è chiuso. L’Osservatorio Vesuviano dell’INGV lo controlla giorno e notte con 24 stazioni sismiche, 14 stazioni GPS, sensori che misurano se il suolo si gonfia anche di pochi millimetri e una telecamera termica puntata sul cratere. A luglio 2026 ha registrato 93 piccoli terremoti: il più forte di magnitudo 2. Il terremoto più forte misurato qui dagli strumenti moderni è del 1999, magnitudo 3,6, senza danni.
Il problema, più che il vulcano, è quello che ci sta intorno. Nei 18 comuni della prima zona rossa vivono più di 2.200 persone per chilometro quadrato, più di 11 volte la media italiana. Portici, ai piedi del Vesuvio, è il secondo comune più densamente popolato d’Italia.
Che cosa successe nell’eruzione del 79 d.C.?
Nel 79 dopo Cristo il Vesuvio dormiva da circa tre secoli. Dall’altra parte del golfo, a Miseno, c’era un ragazzo di 17 anni, Plinio il Giovane. Più tardi scrisse allo storico Tacito di aver visto salire dal monte una nube enorme, simile a un pino. Suo zio, Plinio il Vecchio, comandava la flotta romana: partì con le navi verso la costa e morì a Stabia, soffocato dalla cenere.
La colonna dell’eruzione salì fino a 34 chilometri e per ore su Pompei piovvero pomici e cenere. Poi arrivarono le correnti piroclastiche: valanghe di gas, cenere e frammenti di roccia che scendono dal vulcano a centinaia di chilometri orari e a centinaia di gradi. A Ercolano circa 300 persone si erano rifugiate nei magazzini delle barche, sulla spiaggia: la prima nube arrivò a circa 500 gradi e, secondo gli studiosi, morirono all’istante. A Pompei sono state ritrovate oltre mille vittime.
L’eruzione durò circa 32 ore. Da allora un’eruzione di questo tipo si chiama pliniana, proprio per Plinio. La data, invece, è ancora discussa: per secoli si è detto 24 agosto, ma nel 2018 un’iscrizione a carboncino trovata a Pompei ha fatto pensare all’autunno.
Perché il piano di emergenza si basa sull’eruzione del 1631?
Perché è l’eruzione più grande degli ultimi secoli, ed è lo scenario di riferimento del piano nazionale. Dopo il 1139 il Vesuvio era rimasto in silenzio per quasi 500 anni: generazioni intere non avevano mai visto un’eruzione.
All’alba del 16 dicembre 1631 il vulcano esplose. La colonna salì a 13 chilometri, poi crollò, e le correnti piroclastiche devastarono i paesi tra Pollena e Torre Annunziata. Il boato si sentì fino in Puglia e in Calabria. Morirono più di 5.000 persone secondo la Protezione Civile; alcuni studi parlano di oltre 6.000.
Da quel momento il Vesuvio cambiò carattere: per tre secoli non rimase mai fermo più di sette anni di fila. Nel 1841, sulle sue pendici, nacque l’Osservatorio Vesuviano, il primo osservatorio vulcanologico del mondo.
Che cosa successe nell’ultima eruzione, quella del 1944?
Il 18 marzo 1944, alle quattro e mezza del pomeriggio, il Vesuvio si risvegliò. Napoli era stata liberata da pochi mesi e intorno al vulcano c’erano le basi degli Alleati, che avevano perfino requisito l’Osservatorio.
Due giorni dopo, nella notte, la lava entrò a San Sebastiano e a Massa di Somma. Avanzava lenta, tra 50 e 300 metri all’ora, ma non si fermava: migliaia di persone dovettero lasciare le case. Poi arrivò la cenere: a Terzigno ne caddero 80 centimetri. Nell’aeroporto americano vicino a Pompei, cenere e pietre distrussero tra 75 e 88 bombardieri B-25. La cenere arrivò fino a 400 chilometri di distanza; Napoli si salvò grazie al vento.
I morti furono una ventina, e nessuno fu ucciso dalla lava: morirono perché i tetti crollarono sotto il peso della cenere. Il 7 aprile il cratere era completamente ostruito, e da quel giorno il Vesuvio dorme. Sono 82 anni: dal 1631 non aveva mai dormito così a lungo. È un buon segno? Gli scienziati non lo possono dire: la Protezione Civile scrive che non è possibile prevedere con precisione quando il vulcano si riattiverà.
Che cos’è la zona rossa, e chi ci abita?
È l’area da evacuare prima di un’eruzione: 25 comuni tra le province di Napoli e Salerno, compresi tre quartieri di Napoli (Barra, Ponticelli e San Giovanni a Teduccio), per circa 670.000 persone. Fino al 2013 i comuni erano 18; poi gli studi sulle eruzioni del passato hanno allargato la zona.
In una parte della zona rossa possono arrivare le correnti piroclastiche; nell’altra il rischio è che i tetti crollino sotto il peso della cenere. Per questo la regola è una sola: andarsene prima. Intorno c’è la zona gialla, 63 comuni e tre quartieri di Napoli, dove potrebbero cadere anche 30 centimetri di cenere.
670.000
Persone nella zona rossa
72ore
Tempo previsto per l'evacuazione
63
Comuni della zona gialla
300kg/m²
Peso di 30 cm di cenere su un tetto
Il piano ha quattro livelli di allerta: verde, giallo, arancione e rosso. Oggi il Vesuvio è verde. Con il giallo si intensificano i controlli; con l’arancione si trasferiscono ospedali e carceri, e chi vuole può già partire con un contributo dello Stato; con il rosso parte tutta la zona rossa.
In quale regione andrebbero gli abitanti della zona rossa?
Ogni comune della zona rossa è gemellato con una regione italiana, che dovrebbe accoglierne gli abitanti. È la parte del piano che quasi nessuno conosce. Ecco l’elenco della direttiva del 14 febbraio 2014:
| Comune (o area) | Regione gemellata |
|---|---|
| Pompei | Sardegna |
| Portici | Piemonte |
| Nola | Valle d’Aosta |
| Cercola | Liguria |
| Torre del Greco, Somma Vesuviana | Lombardia |
| Pollena Trocchia | Trentino-Alto Adige |
| San Giuseppe Vesuviano, Sant’Anastasia | Veneto |
| Palma Campania | Friuli Venezia Giulia |
| Ercolano | Emilia-Romagna |
| San Giorgio a Cremano | Toscana |
| San Gennaro Vesuviano | Umbria |
| Poggiomarino | Marche |
| Ottaviano e i quartieri di Napoli | Lazio |
| Terzigno | Abruzzo |
| Massa di Somma | Molise |
| Torre Annunziata, San Sebastiano al Vesuvio | Puglia |
| Boscotrecase | Basilicata |
| Boscoreale | Calabria |
| Scafati, Trecase | Sicilia |
Alcune regioni hanno già piani di accoglienza dettagliati. Chi parte da Terzigno, per esempio, sa già dove arriverebbe: il piano dell’Abruzzo indica come primo punto di accoglienza il centro sportivo di Castel di Sangro.
Come funzionerebbero le 72 ore di evacuazione?
Prima di un’eruzione gli strumenti dovrebbero registrare dei segnali: terremoti tra 5 e 10 chilometri di profondità e il suolo che si alza intorno al cratere. Secondo l’Osservatorio Vesuviano dovrebbero cominciare almeno qualche mese prima. Il livello passerebbe a giallo, poi ad arancione. Con l’allarme, dichiarato dal Presidente del Consiglio, sui telefoni in Campania arriverebbe il messaggio di IT-alert, e da quel momento partirebbero le 72 ore.
- Le prime 12 ore servono a organizzare le strutture di protezione civile.
- Nelle 48 ore successive parte tutta la popolazione, in modo scaglionato.
- Le ultime 12 ore restano come margine di sicurezza.
Chi ha l’auto esce su strade stabilite attraverso 21 cancelli, uno per comune: nella zona rossa ci sono circa 380.000 auto. Gli altri vanno a piedi o in navetta verso le aree di attesa; da lì i pullman li portano fuori dalla zona rossa, e poi treni, pullman e navi verso la regione gemellata. Il piano della Regione Campania calcola circa 500 autobus, 220 treni al giorno e più di 90.000 persone da imbarcare sulle navi, dal Molo Beverello, da Salerno e da Castellammare.
Nella zona gialla, invece, il piano non prevede che partano tutti: la regola è restare in casa con le finestre chiuse e tenere pronte mascherine, occhiali, acqua e medicine.
Funzionerebbe davvero?
Il piano stesso è onesto: definisce largamente speculativi i tempi dei segnali premonitori, e ricorda che non è detto che un allarme porti davvero a un’eruzione. Una cosa però la dice chiaramente: lo scenario più probabile non è un’altra Pompei. Se il Vesuvio si risvegliasse, nel 70% dei casi sarebbe un’eruzione più piccola, nel 30% una come quella del 1631 e solo nell’1% qualcosa di più grande.
Perché oggi si guarda ai Campi Flegrei?
Perché mentre il Vesuvio è in livello verde, dall’altra parte di Napoli, a Pozzuoli, il livello è giallo dal 2012. I Campi Flegrei non sono una montagna ma una caldera, un’enorme conca: nella loro zona rossa vivono circa 500.000 persone. Circa 39.000 anni fa da qui partì l’eruzione più violenta di tutta l’area del Mediterraneo.
Qui la terra si muove: si chiama bradisismo. Dal 2005, al Rione Terra di Pozzuoli, il suolo si è alzato di quasi un metro e settanta. Il Rione Terra era già stato evacuato nel 1970, e negli anni Ottanta, quando il suolo si alzò di quasi due metri, molte famiglie furono trasferite nel nuovo quartiere di Monterusciello. Il 31 luglio 2026 c’è stato un terremoto di magnitudo 4,7, il più forte mai registrato dagli strumenti ai Campi Flegrei.
L’ultima eruzione è del 1538: in una settimana nacque il Monte Nuovo, alto circa 130 metri, dopo che il suolo si era alzato di 19 metri in due anni. Gli ultimi bollettini dell’Osservatorio Vesuviano dicono che, per ora, non ci sono elementi che facciano pensare a cambiamenti significativi a breve termine.
Il Vesuvio dorme da 82 anni e nessuno può dire quando si sveglierà. Tu vivi in zona rossa, o in zona gialla? E sapevi in quale regione andresti?
Domande frequenti
Quante persone vivono nella zona rossa del Vesuvio?
Circa 670.000, in 25 comuni delle province di Napoli e Salerno, compresi tre quartieri di Napoli: Barra, Ponticelli e San Giovanni a Teduccio.
In quanto tempo verrebbe evacuata la zona rossa?
In 72 ore: 12 per organizzare, 48 per far partire tutta la popolazione in modo scaglionato e 12 di margine di sicurezza.
Quando è stata l'ultima eruzione del Vesuvio?
Nel marzo 1944. Dal 7 aprile 1944 il condotto è ostruito e il vulcano è in quiescenza.
Fonti
- Vesuvio: rischio vulcanico e piano nazionale Dipartimento della Protezione Civile
- Aggiornamento del Piano nazionale di protezione civile per il Vesuvio Dipartimento della Protezione Civile
- Vesuvio: i livelli di allerta Dipartimento della Protezione Civile
- Sei preparato? Rischio vulcanico al Vesuvio Dipartimento della Protezione Civile
- Piano di allontanamento della popolazione della zona rossa Regione Campania
- Piano di emergenza regionale zona rossa Vesuvio: Comune di Terzigno Regione Abruzzo, Protezione Civile
- Bollettino mensile Vesuvio, luglio 2026 INGV – Osservatorio Vesuviano
- Il sistema di monitoraggio dell'Osservatorio Vesuviano INGV – Osservatorio Vesuviano
- Lettere a Tacito (VI, 16 e 20) Plinio il Giovane
- Pompei: determinata la durata delle correnti piroclastiche del 79 d.C. INGV
- La data della distruzione di Pompei Parco Archeologico di Pompei
- L'eruzione del 1631 Dipartimento della Protezione Civile
- L'eruzione del 1944 INGV – Osservatorio Vesuviano
- March 22-23, 1944: Vesuvius and the 340th Bomb Group Air Force Historical Foundation
- Campi Flegrei: rischio vulcanico Dipartimento della Protezione Civile
- Il bradisismo ai Campi Flegrei: l'attuale crisi Dipartimento della Protezione Civile
- Terremoto Md 4.7 dei Campi Flegrei, 31 luglio 2026 INGV
- Open data di ANPR: popolazione residente per comune ANPR – Ministero dell'Interno
Ultima verifica: . Hai trovato un errore? Scrivici sui nostri social: correggiamo e aggiorniamo la data.